sabato 1 giugno 2013

SOLO DIO PERDONA / ONLY GOD FORGIVES la CONTRO-RECENSIONE curata da Francesco (The Horror Geek)

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'Solo Dio Perdona', il contrastato film di Nicolas Winding Refn presentato al Festival di Cannes da Giovedì 30 Maggio nei cinema italiani, distribuito da 01 Distribution, ha spaccato la "redazione" di BoxOfficeBenful, dopo la recensione "positiva" curata da Benful che potete leggere a questo link: http://boxofficebenful.blogspot.it/2013/05/solo-dio-perdona-only-god-forgives-la.html

ecco la contro (parecchio) recensione curata dal nostro Francesco (The Horror Geek) 
 

SOLO DIO PERDONA / ONLY GOD FORGIVES
Ora è chiaro. Ecco perchè Ryan Gosling non si è fatto vivo a Cannes e a Roma per la presentazione di questo film di Nicolas Winding Refn (per l’esattezza il nono lungometraggio nella sua carriera)…perché il film è una MERDATA assoluta! Quel che è peggio è che si finge una di quelle pellicole ARTISTICHE ma che è molto peggio di un sola perdita di tempo, è molto di più: una presa in giro per chi il cinema di Refn lo ha amato e lo ha apprezzato.
Ma iniziamo dalla trama. Trama???? Uauauauauuau, scusate mi viene da ridere, in confronto il peggior horror sulla faccia della terra avrebbe molto più da raccontare. Tra milioni di inutili piani sequenza e visioni oniriche, il nostro Pesce lesso Gosling (qui al suo punto recitativo più basso) deve vendicare la morte del fratello superdotato (sì avete capito bene SUPERdotato di pene, così ne parla la madre), spinto anche da una mamma (Kristin Scott Thomas) isterica e stronzissima.

Il mandatario e colpevole dell’omicidio è un vecchio e ridicolo poliziotto (Vithaya Pansringarm) che tra una canzone in Thailandese e l’altra (nemmeno i peggior ristoranti cinesi hanno colonne sonore così) renderà la vita difficile al Pesce Gosling. E’ vero una mente “volenterosa” di salvare il film potrebbe vedere più aspetti intrinseci dei personaggi.
Tra tutti il desiderio di Gosling di entrare finalmente nelle glorie della madre, di un rapporto mancato e di cui sicuramente il personaggio soffre. Un passato nascosto che affiora solo verso la fine, di un padre “fatto” sparire e di un fratello che sicuramente è sempre stato più amato del protagonista. Ma ripeto, tutto ciò alla fine è comunque banale e scontatissimo: le visioni oniriche che presagiscono l’arrivo del poliziotto vendicatore come angelo purificatore, la continua volontà del regista di far apparire Gosling “la vittima” e L’innocente” della storia è troppo Noiosa. Alla fine il film non ha doppie visioni, a dispetto del messaggio che sembra voglia dirti “belle immagini e trama nascosta”, e l’ostinazione nel nascondere questi dettagli li rende solo più visibili, quindi banali e noiosi. Noia mista a rabbia aggiungerei.

Non la rabbia latente dei personaggi - forse unica verità del film, quella del marcio dentro e di una vita fatta di violenza verbale e fisica, dalla madre alla location sporca e buia - ma la rabbia dello spettatore che assiste al teatrino delle scontatezze di Refn fatto di carta da parati e inquadrature ad effetto, di primi piani monoespressivi di Gosling o lenti piani sequenza che non hanno niente di quello che avevano i vecchi lavori del regista. Perché chi ha amato DRIVE e BRONSON (ancora il mio favorito) non può perdonare a Refn questa immondizia stilistica.
Lo spettatore avverte solo una forzatura immensa, un qualcosa che deve “essere” e “apparire” per forza, che alla fine esaspera e basta . Può essere stata un’illusione o un miraggio a depistare Refn? I buon risultati di Bronson, le ottime critiche di Drive possono averlo gasato tanto da finire per credersi un Kubrick della violenza (Spongebob ne ha di più), partorendo questa imperdonabile schifezza. Inutile dire di non aspettarsi un Drive, perché del vecchio film rimangono solo i colori accesi (qui il rosso e il blu) e la musica (non le lagne Thailandesi).

Un merito gli va comunque riconosciuto, Refn è un fanatico dei dettagli e delle inquadrature. Belle sì ma che non bastano a salvare un niente di un’ora e mezzo. Anche il personaggio della Kristin Scott Thomas non puo essere apprezzato più di tanto. In un film di personaggi piatti, il primo dai toni alti e di carattere forte risalta per forza, ma non vuol dire che sia un bel personaggio o che sia reso bene. La Thomas appare solo dopo 25 minuti di Immensa Pallosità, troppo tardi avrete già i testicoli così grossi che le poltrone vi sembreranno sedie per infanti. Voglio essere sincero.. dentro di me supplicavo la fine del primo tempo per potermi riprendere e “drogarmi” al bar di schifezze … pensavo al “Grande Gatsby” (altra ciofeca del mese) che adesso appariva un filmone a confronto.A questo punto speriamo che Refn non finisca come Lynch, un tempo attento e particolare regista con ottime produzione e poi, dopo “MULHOLLAND DRIVE”, diventato un “artista” del cinema per colpa di quelli che io chiamo gli “intelletualoidi”, che vedono sempre “l’AVte” in cose incomprensibili. Dico arte?!!! ...Io non farei vedere “INLAND EMPIRE” nemmeno al mio peggior nemico.

Non si possono far film solo belli esteticamente: a quel punto basterebbe il trailer, che in questo caso è mille volte meglio dell’intero film. Io mi sono sentito truffato ...il creatore di Bronson questa volta mi ha fatto un brutto scherzo. E avviso tutti voi geekini… fatevi una passeggiata, parlate con il cane o alla luna…fate qualsiasi cosa... ma evitate questa roba o le vostre palle gonfieranno così tanto che non vi basteranno più un solo paio di mutande. In chiusura citerò Pesce Lesso Gosling : ”…..”.
Francesco Falciani
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