venerdì 21 giugno 2013

MAN OF STEEL / L'UOMO D'ACCIAIO la recensione di BENFUL

che cos'è ? Un uccello, No un aereo, No è Superman.
NO, E' L'UOMO D'ACCIAIO !!!
Uscito Giovedì 20 Giugno in 800 cinema italiani dopo il fragoroso lancio americano ($162 milioni in 6 giorni), ecco la recensione di BoxOfficeBenful.
UPDATE: segnalo che al termine degli "infiniti" titoli di coda non è presente nessuna scena aggiuntiva.
 
Man of Steel / L'Uomo d'Acciaio
Superman nel 1978 è stato il capostipite dei film sui supereroi con l'indimenticato protagonista Christopher Reeve, eppure più di altri, l'alieno proveniente da Krypton, ha faticato non molto per tornare sul grande schermo dal 1987, col fallimentare numero 4, ci sono voluti 20 anni di stop (intervallati in tv da due serie televisive, 'Lois & Clark' e 'Smalville', la prima davvero inguardabile...) prima di rivederlo volare nei cinema. Ci provò nel 2006 Bryan Singer, reduce dai fasti della serie di X-Men (che non completò proprio per dedicarsi a Superman), il suo film era un chiaro omaggio (oltre che ideale seguito) dei primi due film di Richard Donner (si anche 'Superman II' è di Donner, sono almeno il 75% le immagini girate da Donner e riutilizzate da Lester, che dal 2000 possiamo - finalmente - ammirare nella sua director's cut), ma l'accoglienza fredda del pubblico e gli eccessivi costi di pre-produzione non favorirono lo sviluppo di ulteriori sequel, mettendo in un angolo Singer e il giovane "gommoso" Brandon Routh; c'era quindi bisogno di un cambio di rotta, un reboot completo. Gelosa dei successi della Marvel/Disney, la Warner, reduce dal successo della Trilogia Nolaniana di Batman con 'The Dark Knight' affida allo sceneggiatore dell'uomo-pipistrello David S.Goyer la responsabilità di risollevare le sorti cinematografiche di Kal-El, Nolan produttore affida la regia all'esperto ('Watchman' è forse il miglior film tratto da un fumetto) Zack Snyder, ci è riuscito? Snyder, ci immerge da subito in un pianeta Krypton ormai al collasso, già dalle prime immagini (sembra più un fantasy) assistiamo ad un re-installing completo, molte le cose che ci vengono mostrate in questo incipit (30 minuti, quasi un film a parte con Jor-El/Russell Crowe in piena forma a fare da protagonista, altro che "la diva bizzosa" Marlon Brando che fu strapagato per pochi istanti di pellicola), dall'interessante eugenetica nella società kryptoniana, che se ha contribuito all'espansione della sua civiltà la ha, al contempo, condannata. "E se un bambino sognasse un destino diverso da quello che la società gli ha assegnato?" .
Notevole la caratterizzazione (anche questa rivista) del villain, Generale Zod (interpretato da un sorprendente Michael Shannon, il migliore sullo schermo).
Non c'è il male assoluto in questo Zod, al quale tocca anche rispondere alla domanda cruciale del film: è giusto distruggere una civiltà per permettere a un’altra di sopravvivere? in Zod e nei sopravvissuti di Krypton c'è anche la consapevolezza e la paura di essere rimasti soli (non a caso il loro arrivo sulla Terra - alla 'Independence Day'- è accompagnato dalla famosa frase "noi non siamo soli", chi non la ricorda in 'Incontri Ravvicinati' se lo vada subito a rivedere, ndr.), di rimanere emarginati...

L'essere emarginato, tema che ricorre principalmente nel personaggio di Clark/Kal fin dalla sua prima apparizione.
Snyder, fortunatamente non ci fa attendere molto (non potevamo aspettare 1 ora prima di vedere il nostro eroe in azione e sorbirci nuovamente tutta l'infanzia e l'adolescenza sulla Terra), grazie ad una sceneggiatura non lineare, dopo il lungo prologo (che ci piace) su Krypton, assistiamo da subito ad un Clark/Kal adulto, attenzione, non è il solito Clark che si maschera attraverso gli occhiali, è il figlio "adottivo" di due fattori (bravissimi Kevin Costner e Diane Lane) e incarna in un certo senso lo spirito americano, la ricerca di se stessi, il senso di colpa (un classico nei supereroi) nei confronti del padre adottivo (SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER) "che pur di non mostrare alle persone un figlio diverso preferisce morire" , in lui c'è lo scontro di nature e ideali differenti, l’abbandono delle origini per diventare parte integrante di ciò che sarà...assistiamo quindi ai suoi primi salvataggi (senza costume e mantello, sono le famose scene shirtless che ci faranno apprezzare i muscoli guizzanti del bel Cavill barbuto) casuali (sullo stile di Nolan, si cerca il verosimile...e se davvero un alieno scendesse sulla terra per salvarci? come reagiremo? ), l'incontro inedito con una Lois Lane / Amy Adams totalmente diversa dal personaggio portato sullo schermo nei '70 da Margot Kidder, la Lane di Snyder è attiva e combattiva, e conosce l'identità di Clark/Kal.
C'è tutto il tempo di spiegare il significato della 'S' sul petto, per i kryptoniani non è una lettera è un simbolo che significa "Speranza", la speranza di un mondo che possa accettare un salvatore, il tema cristiano ricorre ancora, anche in questa pellicola, forse ancora più evidente che in 'Returns', Kal scende sulla Terra (in una scena sul finale del film, ad un soldato, ribadisce di esssere sul nostro pianeta da "33 anni") è inviato da noi dal padre "Darai agli abitanti della Terra un ideale per cui lottare. Ti seguiranno. Incespicheranno. Ma poi ti raggiungeranno nel sole. E tu li aiuterai a realizzare meraviglie"...
'L'uomo d'Acciaio' è un reboot ma può contare di alcuni omaggi ai primi due Superman, vedi tutto l'incipt su Krypton (il processo a Zod), la scena dell'autostop e nel bar, lo scontro tra Superman/Zod e i terrestri a Metropolis.
Tante le scene da ricordare, su tutte il primo volo di Superman, ma anche la scelta di girare utilizzando la macchina a mano (inedita per blockbuster di questo genere, scelta registica poi ahimè abbandonata nel finale caotico...) per dare realismo alle scene...tutto perfetto quindi, purtroppo ahimè no, il film si perde sul finale, nelle interminabili sequenze dei combattimenti, gli scontri corpo a corpo sono visivamente nel caos (talmente veloci che a volte non si riesce a individuarne i protagonisti, più stile videogames che cinema), le distruzioni su larga scala (ricordano il finale newyorkese di 'The Avengers') sono rumorose (ok, tipico direte voi per questo genere di film), ma caotiche e ripetitive tant'è che perfino la musica di Hans Zimmer (uffa nemmeno un accenno allo score di John Williams !!!) diventa irritante. Fortuna il sottofinale ci riporta alle atmosfere (vedi foto in basso) più intime che ci avevano fatto apprezzare la pellicola (e più vicine alla magia del personaggio originale del fumetto), certo per il sequel - previsto già dopo gli ottimi incassi d'oltreoceano del primo week-end - si aprirà il difficile compito di incasellare il nostro eroe all'interno della nostra società...e le scene finali lasciano intravedere un ritorno al passato.
Più fantascienza che cinecomics 'L'Uomo d'acciaio' è puro intrattenimento, che si perde nel finale, ma che fa ben sperare per il proseguo della carriera di Superman sul grande schermo.

Fulvio Bennati
 

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